In questa intervista, Francesco Chiamulera ripercorre i momenti più significativi delle 33 edizioni di Una Montagna di Libri, racconta la sua visione sul futuro di Cortina d’Ampezzo, il rapporto tra cultura e politica, i temi più urgenti del nostro tempo e l’evoluzione delle iniziative collegate, come Una Collina di Libri e il museo diffuso Accadde a Cortina. Un viaggio tra passione culturale, territorio e progetti che continuano a crescere.
Intervista a francesco chiamulera
Con l’inverno 2025 “Una Montagna di Libri” raggiunge 33 edizioni: quali momenti consideri cruciali? Tra tutti gli episodi indimenticabili e quelli da dimenticare, quali citeresti?
33 edizioni in quasi 17 anni: il festival Una Montagna di Libri cresce come un albero delle Dolomiti, con radici nel terreno. Sintetizzare le emozioni che nascono nel corso di una manifestazione è difficile, ma se dovessi scegliere tra alcuni momenti indimenticabili ricorderei gli auguri di compleanno da cento scrittori in occasione del nostro decennale. È uno di quei momenti in cui ti fermi un istante e ti accorgi che da Azar Nafisi a Emmanuel Carrère, da Peter Cameron ad Alessandro Piperno a tanti altri ancora, ciascuno si ricorda di un momento con i lettori a Cortina. Bellissimo.
Tra quelli da dimenticare c’è uno dei primi incontri con un autore straniero nel 2010, era Kenneth Minogue e non avevamo pensato all’interprete, cosa che ovviamente va fatta. Provammo con una traduzione al volo, con una persona anglofona, ma non specializzata. Il risultato fu talmente drammatico che, dopo essermi scottato quella volta, decisi che dell’interprete ci saremmo sempre ricordati.
Cortina è casa, per te. Ne parli e ne scrivi spesso con amore e quel pizzico di ironia che rende sapido il tuo sguardo sulla Regina delle Dolomiti. Alle porte del più celebre evento sportivo internazionale, cosa vorresti augurarle per il futuro?
Alla nostra Cortina auguro di continuare a essere un luogo meraviglioso per chi ci vive e per chi la frequenta. In questi decenni, in giro per il mondo, ci sono stati luoghi in cui la prosperità economica, ma anche la qualità della vita, è crollata in modo drammatico. Qui non è successo, Cortina resta un posto dove si vive molto bene e spero che possa avere sempre più servizi, in particolare quelli alla persona, come la sanità locale. È una questione complessa, che non riguarda soltanto noi che ci abitiamo, ma deriva da scelte che vengono fatte anche a Venezia e a Roma, ma nel complesso sono ottimista.
Spero e credo che Cortina continuerà ad avere la vita brillante che ha avuto in questi decenni, che continui a essere un luogo in cui succedono cose interessanti. È una piccola città, so che questo può pesare su molti che vorrebbero avere giustamente anche dei momenti di eremitaggio e di solitudine, ma questi si possono ancora avere, andando per i nostri boschi, che sono per fortuna protetti. Però è molto bello che Cortina abbia una vita culturale e, perché no, anche mondana, di eleganza e di bellezza: è anche quello che la distingue da altri luoghi di montagna.
La tua visione del rapporto tra cultura e politica.
Nella visione liberale, la politica ha un ruolo, è la cornice, dà delle regole, perché le persone possano essere libere. Questo è il ruolo che dovrebbe avere la politica ed è una sfida, sempre, nel corso della storia. Però devo dire che, nella mia piccola esperienza, ho incontrato una politica rispettosa dello spazio della cultura, che non si intromette nelle scelte, ma cerca di dare, a volte di più a volte di meno, degli strumenti alla cultura, affinché possa crescere. Strumenti innanzitutto economici, visto che la cultura, ovunque, non ha un obiettivo di redditività ed è dipendente dalla filantropia da una parte e dalla visione illuminata di chi amministra dall’altra.
Quali sono le direzioni di approfondimento culturale e scientifico che ritieni siano attualmente più interessanti?
Ci sono svariate questioni del nostro tempo su cui è bello continuare a interrogarci e discutere.
Sicuramente come si vive in montagna: è una domanda che però andrebbe sempre rivolta ai montanari, non nel senso dello stereotipo dell’alpinista con i baffi lunghi o con la piccozza in mano, ma proprio nel senso tecnico di coloro che vivono in montagna. La cosa più frequente, soprattutto in ambiente ‘librario’, è leggere autori che abitano per tutto l’anno prevalentemente in città e che spiegano come si dovrebbero tutelare le montagne. Certo, i confini della montagna sono aperti come per qualsiasi territorio, e dunque è un diritto anche di chi non vi abita dire la propria. Ma sarebbe sempre bene che, quando si parla di ambiente come di risorse idriche, di impianti di risalita o di infrastrutture, si tenesse sempre in considerazione la voce di chi qui ci deve vivere e lavorare.
Poi, altro tema: l’Europa, la sua storia e cultura. E come le si difende. Capita sempre più spesso, ancora in ambiente ‘intellettuale’, di parlare di pace in modo astratto. Io mi ritengo un amante della pace, ma non penso questo giustifichi sacrificare qualsiasi principio, qualsiasi ragionamento razionale sulla deterrenza. Intendo, in che modo abbiamo avuto la pace per decenni in questo angolo d’Europa occidentale? Qual è l’architettura internazionale della nostra vita libera?
Infine resta il grande tema della letteratura, che è come ha detto Walter Siti un’avventura conoscitiva. Nel senso che è perennemente e universalmente interessante e contemporanea. È l’uomo che, essendo uomo, trova tutto ciò che è umano interessante. E questo sarà sempre il tema di Una Montagna di Libri.
“Una Montagna di Libri” è cresciuta, dando vita a “Una Collina di Libri”: in quali aspetti si assomigliano e differenziano le due rassegne?
Una Collina di Libri è nata dall’esperienza di Una Montagna di Libri, è una più piccola iniziativa ma è cresciuta bene, in autunno e primavera, a poca distanza da Cortina, sulle Colline del Prosecco. Le due manifestazioni si spalleggiano ed è stato prezioso perché capita talvolta di invitare autori che arrivano da molto lontano e, così, si ha l’opportunità di far loro conoscere due territori in un’unica occasione. Io resto e vivo a Cortina e intendo continuare a vivere la mia vita qua. Poi è bello e divertente fare delle variazioni sul tema in territori pieni di persone interessanti, che amano i libri e la cultura.
“Accadde a Cortina”, il Museo Diffuso della Letteratura delle Dolomiti, è un’idea meravigliosa, nata dalla necessità di valorizzare un patrimonio immateriale, che ha visto la luce grazie al tuo impegno e lungimiranza: pensi verrà sviluppato ulteriormente nei prossimi anni? E come?
“Accadde a Cortina” è innanzitutto un museo, sebbene sia un museo diffuso. Raccoglie le storie fantastiche di decine di scrittrici e scrittori che sono passati per la valle d’Ampezzo e le Dolomiti. La cosa più importante è farlo crescere come iniziativa condivisa, che sempre più persone potessero conoscerlo. È appena nato e come tutti i musei richiede del tempo. È giusto che i nostri concittadini lo vivano come una cosa propria, e magari lo raccontino ai villeggianti, quindi inviterei chiunque, quando leggono i testi di Buzzati e di Hemingway, di Bellow o di Parise o di Amelia Edwards, a raccontarlo e passare parola, persino a fotografarlo, a condividerlo sui social. I social sono tanto biasimati per i loro aspetti deteriori, ma sono un veicolo impareggiabile per promuovere la consapevolezza di un’iniziativa. Basta dedicare appena venti secondi, quando passate davanti a un cartello dedicato a Montale o Moravia, per condividerlo con gli amici e farlo conoscere. Magari taggando “Accadde a Cortina” e “Una Montagna di Libri”, così ci consentite di rilanciarlo ulteriormente, ecco quello è il modo migliore per fare crescere un’iniziativa che è ovviamente gratuita e dedicata a tutti.
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