Storia, cultura e tradizioni
La storia di Cortina si trova guardando le sue “crode”, i profili delle Dolomiti, i larici che si specchiano nei laghi alpini nelle diverse stagioni.
La storia di Cortina si riconosce percorrendo i sentieri e le vie delle Guide Alpine, ma anche le “corte”, scorciatoie attraverso i prati e le vie del centro di Cortina.
La sua storia si legge nei nomi dei luoghi, delle famiglie, degli oggetti in uso tutti i giorni e nelle opere di artigianato e arte. Nelle architetture e negli abiti tradizionali. Nei grandi fienili, nelle malghe e rifugi. Nei tessuti, caldi, ma leggeri; preziosi, ma fatti per durare.
La storia di Cortina si riconosce nelle pennellate di colore con cui impreziosire ogni materiale: il legno degli armadi, il ferro battuto delle lampade, il vetro che impreziosisce la quotidianità.
La storia di Cortina si avverte nei sapori forti e decisi, come i prodotti di una terra nata per essere selvaggia e non ancora doma. Nei profumi di segale e finocchietto selvatico, rape rosse ed erbe, burro, latte e carne affumicata. Cannella e calendula.
Cortina è una regina dagli innumerevoli profili, dettati da un’anima sorta dal crocevia geografico e di storia tra nord e sud, Alpi, Adriatico e Mediterraneo.
Anpezo, Hayden, Curtina Ampitii, Cortina d’Ampezzo: la storia di Cortina è crogiolo di culture e identità, che nel tempo sono divenute armonia. E bellezza.
Un’anima che si sdoppia, per generare due anime e due lingue. Perché?
Perché già dal nome Cortina d’Ampezzo si ritrovano a convivere sia la parola Anpezo in ladino (Hayden in tedesco, che significa “valle del fieno”) sia Cortina in italiano.
Persino la ricerca delle origini del termine Anpezo ripropone questa distinzione, tra due anime e due lingue. In esso, infatti, si scontrano e incontrano diverse ipotesi di derivazione. La prima dal latino amplitium, cioè “luogo ampio”, o ad piceum, “presso il pino”. La seconda dall’atesino ampomola o ampoma/ampomes, che significa “lampone”.
La parola Cortina, invece, …
…indicherebbe sia la recinzione di un’area, a opera in questo caso della corona di Dolomiti che abbraccia la conca; sia la porzione di un feudo, dal diminutivo “curtis”.
La più antica testimonianza che vede le due denominazioni accostate risale al 1317, negli archivi della Regola Alta di Lareto: Curtina Ampitii. Persino le radici, dunque, del nome Cortina d’Ampezzo parlano dell’anima ricca di accenti e ascendenze tra Nord e Sud della Regina delle Dolomiti.
Una ricchezza che rende Cortina, tutt’oggi, un luogo di meraviglia da scoprire, senza fretta.
Le leggende a Cortina raccontano la genesi di una terra meravigliosa, con rocce di colore lunare, che si colorano all’alba e tramonto e di fiori che sembrano stelle raccolte dagli angeli.
Parlano di streghe, sacerdotesse delle acque e del sole, e popoli dei boschi, che si scontrano e scontrano con altre civiltà, formando nuove comunità e riti.
Le leggende di Cortina interessano anche personaggi storici realmente esistiti, che sono divenuti miti, soprattutto nel mondo dello sport. Le loro imprese nel corso delle competizioni più importanti e i loro gesti atletici incredibili, li hanno consegnati alla storia sportiva per sempre.
Le malghe e i pascoli a Cortina d’Ampezzo rappresentano un pilastro fondamentale dell’identità di Cortina, incastonati nel cuore delle Dolomiti. Attualmente sono 4 le malghe attive a Cortina d’Ampezzo: Malga Federa, Malga Ra Stua, Malga Peziè de Parù e Malga Larieto. Tutte sono di proprietà delle Regole d’Ampezzo, date in gestione a terze persone.
Ad abitare i dintorni delle malghe, in estate, troviamo tanti animali: mucche, capre, maialini, asini, galline, cavalli. Questi luoghi riflettono la tradizione pastorale e l’amore per la natura che caratterizzano la comunità locale.
Oltre alla loro bellezza tradizionale, le malghe sono anche centri di produzione, fornendo latticini e formaggi prelibati di produzione propria. Esplorare le malghe e i pascoli significa immergersi nella storia e nella cultura di Cortina, comprendendo appieno il legame profondo tra la comunità e il territorio montano che la circonda. Sono luoghi di autenticità e tradizione, che contribuiscono in modo significativo alla storia di Cortina.
Sedersi a tavola a Cortina, ha un sapore più forte.
Quello di poter scaldare l’anima non solo con il piacere di pietanze eccellenti, ma anche di nutrire il cuore di una bellezza incantevole.
La bellezza della natura che si può ammirare intorno a sé, sia in centro sia in quota. La cura degli interni, arredati con un gusto che unisce stile alpino e italiano in perfetto equilibrio.
Le ricette della tradizione locale, che nascono dai prodotti reperibili nei boschi e prati e grazie all’agricoltura d’alta quota, offrono profumi decisi, su cui gli chef di Cortina strutturano sia piatti tradizionali sia nuove creazioni, anche originalissime. E anche tu puoi provare, cimentarti nella creazione di qualche ricetta tradizionale.
Buona scoperta, dunque, e buon appetito.
Scegli Cortina per vivere un viaggio nella sua storia e nella sua anima.
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