L'anima di Cortina e le sue tradizioni si creano nel tempo, nell’incrocio tra Nord e Sud, tra Alpi e Mediterraneo.
Le caratteristiche che sorgono dall’incontro tra diversi sistemi di abitudini, tradizioni, culture e civiltà, contribuiscono a delineare Cortina nei suoi molteplici profili. La Regina delle Dolomiti infatti è ladina, è italiana, nordica, alpina, veneta, cosmopolita. L’anima di Cortina è una fusione di esperienze, sensazioni, colori e sapori.
La cucina tirolese, veneta, nazionale e internazionale trovano degna rappresentazione nei ristoranti di Cortina. Realtà celebri per la bontà dei piatti, la ricerca di accostamenti sorprendenti e gustosi, il ricorso a prodotti genuini e naturali, con una storia. L’anima di Cortina è anche questo: bontà, gusto, classe.
L’artigianato artistico è l’orgoglio di una località che ha fatto della bellezza del legno, del ferro battuto e del vetro un elemento imprescindibile della quotidianità. Anche la meraviglia dei tessuti, l’eleganza dell’abito ampezzano e la preziosità dei suoi gioielli completano il profilo di Cortina.
Una vera e propria Regina tra le Dolomiti, con un grande carattere, una grande anima, fiera della propria identità tra mondo nordico e mediterraneo.
Nell’anima di Cortina d’Ampezzo, si intrecciano le radici profonde delle sue tradizioni. Tra le maestose cime delle Dolomiti, esse danzano leggiadre nel tempo, tramandate di generazione in generazione.
Tra le vette che toccano il cielo e i boschi che custodiscono antiche storie, si cela un’essenza di magia e bellezza, che nutre l’anima di coloro che vi si avventurano.
Nelle valli delle Dolomiti, l’anima di Cortina si dipana come un racconto millenario. Tra antichi festeggiamenti e sagre popolari, le tradizioni intrecciano il passato al presente.
Ogni rito, ogni evento, ogni canto, unisce le generazioni con le radici di questa terra. Qui le tradizioni risplendono nell’eternità.
Le finestre del Comun Vècio di Cortina cominciano ad aprirsi: una ad una svelano le riproduzioni retroilluminate di immagini del Natale, visibili fino al 25 dicembre.
All’imbrunire, i bambini si ritrovano nei pressi della Basilica dei Santi Filippo e Giacomo, lungo Corso Italia nel centro di Cortina, e attendono l’arrivo di San Nicolò, che porta doni e dolcetti.
Diavoli con corna e campanacci scacciati da San Nicolò e dai suoi Angeli. Le loro maschere sono frutto di una meticolosa lavorazione di legno, pelli, con dettagli dipinti a mano.
I Sestieri d’Ampezzo non sono solo una tradizione, ma parte viva del tessuto sociale di Cortina. Nel corso del carnevale si tiene la sfida sugli sci di fondo tra i sei Sestieri.
Le vie del centro di Cortina si animano di bancarelle che vendono ogni sorta di delizia, abito e merce. Nel pomeriggio, i Sestieri di Cortina si sfidano in gare di corsa, tiro alla fune e taglio del ceppo.
Una settimana all'insegna della musica, organizzata dal Corpo Musicale di Cortina. Concerti e sfilate culminano nel gran concertone finale, dove tutte le bande si riuniscono per suonare.
Nella cucina ampezzana gli Knödel (canederli), gli Spätzle (gnocchetti verdi) convivono con la polenta, la salsiccia, il pastin e la pasta fresca, che crea delizie come i tradizionali casunziei.
Accanto all’uso di prodotti che crescono anche ad alta quota spicca il ricorso a materie prime che giungono dal mare. In questo modo, nei menù possono convivere il sapore delle rape rosse (presenti nel ripieno dei casunziei), dell’orzo (nella celebre zuppa arricchita da erba cipollina e pezzetti di carne) e della segala (la cui farina insieme al finocchietto crea il profumo inconfondibile della puccia), con la triade italica composta da basilico, mozzarella e pomodoro.
E poi i dolci, dallo strudel al Kaiserschmarrn, dalla la torta Sacher alla classica torta di mele, dai krapfen ripieni di crema ai nighele, bomboloni senza ripieno tipici del Carnevale ampezzano.
L’anima di Cortina d’Ampezzo si riconosce anche nel lavoro artigianale dei suoi maestri artigiani. Qui, i cittadini tramandano da generazioni antiche tecniche e abilità manuali, creando opere uniche che riflettono l’essenza della montagna.
La tradizione del ferro battuto realizza opere senza tempo. Che si tratti di solide sculture o raffinate decorazioni d’interni, gli artigiani del ferro battuto stupiscono per la loro sapienza nel trasformare il metallo in bellezza. Anche la lavorazione del vetro, a sua volta, sfrutta le tecniche nordiche per creare capolavori di trasparenze e colori.
Accenti orientali si ritrovano nella lavorazione Tar-Kashi, pregiato lavoro certosino di intaglio del legno e parte integrante dell’artigianato ampezzano, di derivazione indiana.
Oltre ad essere testimoni dell’arte e della maestria locale, gli oggetti artigianali di Cortina sono anche preziosi souvenir che permettono ai visitatori di portare con sé un pezzo dell’anima autentica di questa affascinante località alpina.
Tra le meraviglie di Cortina c’è anche l’eleganza dell’abito tradizionale, nelle sue variazioni: ra Magnes, ra Jàida, ra Varnaza e a ra Vecia. Tutte presentano alcune costanti: la gonna nera in stoffa pesante e calda, cucita ad un corpetto senza maniche, un grembiule in seta colorata, con fantasie sempre diverse e luminose.
Ra Magnes. Le donne aggiungono una giacca arricciata sulle spalle, impreziosita con raso e, sulla scollatura, un tulle ricamato a mano. A completare, un cappello nero con piume di struzzo e nastri che scendono lungo la schiena.
Ra Jàida. Si aggiunge la giacca nera alla coreana con abbottonatura maschile e il grembiule rigato…
Ra Varnaza. Al grembiule in seta colorata si abbina un fazzoletto con frange da poggiare sulle spalle. La camicetta bianca a maniche corte viene impreziosita da merletti e nastri.
A ra Vecia. La versione più antica dell’abito ampezzano, risalente al XVIII secolo, presenta diverse sovrapposizioni di tessuto. Camicia bianca a maniche lunghe con collo alla coreana, mezze maniche in tessuto lavorato e corpetto con scollatura a “v” coperta da una stoffa rigida ricamata. Una giacca di panno rosso e un cappello a cilindro nero con nastro pendente a sinistra, completano l’insieme.
I gioielli da indossare, da appuntare all’abito o ai capelli, si tramandano di generazione in generazione. Sono creazioni preziose, alcune in filigrana e fatti a mano, con delicati effetti di movimento.
Passeggiando per Cortina d’Ampezzo potresti notare una bandiera dai colori vivaci sventolare su balconi. È la bandiera ladina, uno dei simboli più rappresentativi dell’identità culturale delle Dolomiti.
La sua origine risale al 5 maggio 1920, quando i rappresentanti delle cinque valli ladine si riunirono sul Passo Gardena per protestare contro le decisioni del Trattato di Saint-Germain, che non riconosceva al popolo ladino il diritto all’autodeterminazione. In quell’occasione comparve per la prima volta la bandiera a strisce orizzontali celeste, bianco e verde, poi proclamata bandiera dei ladini.
I colori richiamano il paesaggio delle Dolomiti: il verde dei prati e dei boschi, il bianco della neve sulle montagne e il celeste del cielo alpino. In seguito venne aggiunta anche la stella a sei punte, simbolo delle sei principali valli ladine: Val Badia, Val Gardena, Val di Fassa, Livinallongo, Ampezzo e Fodom.
Durante il periodo fascista la bandiera fu dichiarata illegale dal regime. Tornò però a sventolare il 14 luglio 1946 sul Passo Sella, durante una grande manifestazione a cui parteciparono circa 3000 ladini, segnando la rinascita dell’identità culturale del territorio.
Oggi la bandiera ladina è ancora molto presente nella vita locale. La puoi vedere su rifugi di montagna, edifici storici, botteghe e durante eventi tradizionali, dove rappresenta l’orgoglio e la storia delle comunità delle Dolomiti.
A Cortina un ruolo importante nella tutela della lingua e della cultura ladina è svolto anche dall’ULd’A – Union de i Ladis d’Anpezo, l’associazione che promuove iniziative culturali, eventi e attività dedicate alla valorizzazione dell’identità ladina a Cortina.
Vivere secondo le Regole (d'Ampezzo): le origini di un'antica istituzione, un Patrimonio unico, indivisibile e inalienabile.
Le Regole d’Ampezzo sono un ordinamento grazie a cui boschi e pascoli sono proprietà della comunità originaria di Cortina. L’istituto delle Regole ha origini antiche: si è consolidato durante le invasioni longobarde, che portarono in Ampezzo il concetto di proprietà gentilizio. Proprio allora si affermò l’idea che boschi e pascoli fossero di proprietà collettiva e le Regole divennero una comunità chiusa.
Dal VI secolo dopo Cristo si andarono via via formando consuetudini, che poi divennero statuti e definirono tre grandi consociazioni: “Ambrizola” con i pascoli sulla destra orografica del Boite; “Lareto” sulla sua sinistra e i consorti di “Vinigo” nella valle del Felizon.
Tra XIV e XV secolo vennero compilati i primi Laudi, le raccolte scritte delle consuetudini regoliere. Le terre delle Regole non possono essere vendute né possono subire mutamenti di destinazione. Sono e restano un patrimonio naturale, culturale ed economico in comproprietà da trasmettere ai figli.
Le Regole ad oggi gestiscono circa 16.000 ettari di bosco e, tra le loro finalità, vi sono la conservazione della lingua, cultura e tradizioni ampezzane. L’istituto Regoliero è riconosciuto dal diritto dello Stato italiano.
Cortina e Anpezo: l'anima della Regina delle Dolomiti
Cortina, la Regina delle Dolomiti, vive del dialogo tra Nord e Sud, Alpi e Mediterraneo. Le sue tradizioni, la sua cucina, le sue lingue, la sua storia, le sue maestranze sono testimoni di questo incontro.
Lungo la direttrice Monaco-Venezia, la valle d’Ampezzo distante dalla città sull’acqua e da Innsbruck egualmente due ore e mezza. La cultura alpina e le influenze lagunari e mediterranee si parlano, raggiungendo risultati di bellezza possibili, così, solo qui.
Viaggia tra mare, colline e montagne, fino a raggiungere le vette più alte delle Dolomiti.
Cortina, la Regina delle Dolomiti, vive del dialogo tra Nord e Sud, Alpi e Mediterraneo. Le sue tradizioni, la sua cucina, le sue lingue, la sua storia, le sue maestranze sono testimoni di questo incontro.
Lungo la direttrice Monaco-Venezia, la valle d’Ampezzo distante dalla città sull’acqua e da Innsbruck egualmente due ore e mezza. La cultura alpina e le influenze lagunari e mediterranee si parlano, raggiungendo risultati di bellezza possibili, così, solo qui.
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