Oro Olimpico
racconti e leggende
La Regina delle Dolomiti accoglie e anche oggi abbraccia narrazioni di ogni tipo.
Le Dolomiti custodiscono un patrimonio di leggende millenarie che avvolgono Cortina d’Ampezzo in un’aura di mistero e fascino.
Le leggende di Cortina d’Ampezzo si intrecciano con la sua storia. Ogni cresta, ogni luogo ha la sua storia da raccontare, trasmettendo un senso di meraviglia e rispetto per la natura e per le antiche tradizioni che permeano l’anima di Cortina d’Ampezzo.
Racconti che spiegano i più particolari fenomeni naturali come l’Enrosadira, ma anche la roccia di color lunare dei Monti Pallidi e la forza gentile delle stelle alpine. Saghe di popoli arcani, fiabe di sacerdotesse dell’acqua e del sole, regni antichi con eroi e amori contrastati, che portarono a maledizioni tutt’oggi esistenti.
Nelle trame di aneddoti e storie avvincenti, emergono personalità realmente esistite, le cui gesta hanno tinto di leggenda la loro vita. Dal Cavaliere di Brac al “Rosso volante”, dal Castello di Podestagno (o Botestagno) ai Giochi Invernali.
Benvenuti nella mitologia, a sua modo “olimpica”, di Cortina d’Ampezzo, Regina delle Dolomiti.
Nelle valli e sulle cime delle Dolomiti, le leggende di Cortina d’Ampezzo raccontano di eroi che sfidarono gli elementi, di fate che intrecciarono destini e di spiriti antichi che vegliano sulle montagne.
Ogni eco tra le rocce e ogni sospiro del vento porta con sé il richiamo di storie secolari, avvolgendo il paesaggio di un fascino eterno e misterioso.
Cortina e le Dolomiti sono ricche di leggende e racconti.
Alcuni si legano a fenomeni naturali quali l’Enrosadira, che tinge di rosa e arancio la roccia candida delle Dolomiti. Ad essa si ispira la leggenda di Re Laurino che, geloso con il suo meraviglioso giardino di rose, nasconde la sua bellezza durante il giorno e la notte, ma si dimentica due momenti: l’alba e il tramonto.
Altri al colore della roccia Dolomia, che valse il nome di Monti pallidi alle sue cime. La principessa della Luna, innamorata di un giovane principe e traferitasi sulla terra, sentiva la mancanza del candore della sua Luna. Il principe fece allora tessere agli gnomi della montagna una grande coperta di luce di luna per coprire le Dolomiti, donandole quel colore pallido che ancora oggi ammiriamo e rendendo felice la principessa.
Altri alla nascita delle stelle alpine: astri raccolti dagli angeli in cielo e distribuiti sulle montagne. Le Dolomiti, felici di avere finalmente anch’esse degli splendidi fiori, ne avrebbero ricoperto i petali con una delicata “coperta”, per proteggerli dal gelo.
Altri narrano di popoli e personaggi tra mito e leggenda, come accade nella Saga dei Fanes. In essa si spiegherebbe persino l’etimologia del Passo “Falzarego”. Infatti, seguendo le vicende dell’amore contrastato tra gli eroi Ey de Net e Dolasilla, si scopre il tradimento da parte del padre di lei, il “falso re” o falza-rego.
E ancora i Salvàns, il popolo dei boschi, le Anguàne, in origine sacerdotesse di un culto animistico delle acque, del sole e montagne.
Senza dimenticare i racconti dove il confine tra invenzione e storia si assottiglia. È il caso del Cavaliere di Brach da Marebbe: persona realmente esistita, la cui figura assunse le tinte della leggenda.
Il Gran Bracun o Cavaliere di Brach corrisponde al personaggio storico Franz Wilhelm Prack von Asch, capitano del Castello di Andraz, che risiedeva nel Ciastel de Brach di Pieve di Marebbe nel XVI secolo.
Abile in combattimento, al punto da entrare nella leggenda per l’uccisione del drago di Sasso Croce, si distinse anche per aver saltato il burrone di 80 metri del Ponte Alto di Cortina d’Ampezzo in groppa al suo destriero. Il ponte, infatti, era stato manomesso dai nemici, che erano venuti a sapere del suo passaggio verso il Castello di Podestagno, dove dimorava la fidanzata Sidonia di Winkelhofen.
Il Cavaliere di Brach, sfuggito all’amara sorte, non scampò all’assassinio ordito dai signorotti di Colz nel 1582, ma la sua storia sopravvisse nei racconti e in alcune raffigurazioni, di cui una visibile anche sul Ponte Alto di Cortina.
Il re di Fanes aveva una gran sete di potere e ricchezze, che lo portò alla rovina insieme alla sua famiglia e all’intero regno.
Sua figlia Dolasilla era una celebre guerriera, invincibile per la sua armatura bianca, forgiata dai nani come ringraziamento per la sua onestà. L’eroe Ey de Net, che combatteva per i nemici, si innamorò perdutamente di Dolasilla e ne chiese la mano al re di Fanes.
Il re, che conosceva la profezia secondo cui Dolasilla avrebbe perso i suoi poteri una volta sposatasi, allontanò Ey de Net e vendette il proprio regno al nemico.
Pregata dal popolo di Fanes, Dolasilla scese in battaglia e, senza la protezione della sua armatura ormai di color nero e senza più poteri, venne uccisa.
Al re di Fanes, che attendeva la ricompensa presso il Lagazuoi, venne solo riportata la notizia della morte della figlia. Qui, per il suo tradimento, venne trasformato in pietra, divenendo così il Passo Falzarego che da lui, il “falza rego”, prende il nome.
Oro Olimpico
Una vita di sport e ghiaccio, tra le sue Dolomiti a Cortina d’Ampezzo: Stefania Constantini, alle Olimpiadi di Pechino vince la prima medaglia d’oro italiana nel curling, in coppia con Amos Mosaner. Un sogno che rivela la propria concretezza. E il finale glorioso con la conquista del riconoscimento più ambito ai XXIV Giochi Olimpici Invernali del 2022.
La loro straordinaria intesa sul ghiaccio continua anche negli anni successivi: alle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina, Stefania Constantini e Amos Mosaner tornano protagonisti conquistando la medaglia di bronzo, confermando il valore di una coppia che ha segnato la storia del curling italiano.
Una fiaba che ha fatto la storia di Cortina e dello sport in una disciplina, quella del curling, che vide i primi club nazionali nascere nel 1954 proprio tra le vette della Regina delle Dolomiti.
il Rosso Volante
Vincitore di 6 medaglie olimpiche, 9 medaglie d’oro ai Campionati mondiali, di cui 7 nel Bob a due, è tra gli atleti più titolati della storia.
Figlio di Ugo Monti di Auronzo di Cadore e di Adele Fabrizi, nata in Carnia, si trasferisce a Cortina d’Ampezzo in giovane età. Il giornalista Gianni Brera conia per lui il soprannome “Rosso Volante“, alludendo alla sua grinta in gara e al colore dei capelli.
Bobbista italiano a cui è intitolata la pista di bob di Cortina d’Ampezzo, passa alla storia anche per essere il primo atleta ad aver ricevuto la Medaglia Pierre de Coubertin alle Olimpiadi di Innsbruck del 1964. Diede, infatti, un bullone del proprio bob alla squadra inglese che poi vinse la competizione, mentre il suo equipaggio conquistò la medaglia di bronzo. Alla stampa che lo criticò rispose “Nash non ha vinto perché gli ho dato il bullone. Ha vinto perché è andato più veloce”.
Un campione di cui andare orgogliosi.
il Ghedo
Specialista di discesa libera, supergigante, vincitore di tre medaglie iridate e di 13 gare in Coppa del Mondo, Kristian Ghedina, per tutti a Cortina il “Ghedo”, divenne leggenda nel 2004.
Proprio in quell’anno, infatti, fu protagonista di un gesto sportivo incredibile, mai visto prima su una pista da sci: la spaccata in volo sull’ultimo salto della Streif di Kitzbuhel a 137 Km/h.
Un ricordo indelebile, un momento che passò alla storia, per un campione tutto d’Ampezzo.
Oggi è possibile vivere un’esperienza unica sulle piste di Cortina: sciare insieme a Kristian Ghedina, condividendo con lui una giornata sulla neve tra i panorami spettacolari delle Dolomiti. Un’occasione speciale per scoprire i segreti della discesa e vivere la montagna accanto a uno dei grandi protagonisti dello sci italiano.
Scopri l’esperienza e prenota il pacchetto per sciare con Kristian Ghedina.
Vuoi prenotare la tua esperienza a Cortina?
Cortina d'Ampezzo
Immergiti nelle sue tradizioni millenarie, lasciati avvolgere dalle leggende che permeano le valli e ammira le meraviglie naturali delle Dolomiti. Lasciati trasportare dall’atmosfera unica di questo paradiso.
Diventa parte della magia di Cortina. Iscriviti subito alla nostra newsletter!
Le avventure non finiscono qui. Ci segui?