Il Passo Giau, nelle Dolomiti UNESCO a poca distanza da Cortina d’Ampezzo, non è solo paesaggi, ma anche un portale verso un passato affascinante. Proprio qui, nell’incantevole sito di Pra Comun (San Vito di Cadore), è ripartita la settima campagna di scavi archeologici, pronta a svelare i misteri della preistoria locale.
I segreti del passo giau
Docenti e studenti delle prestigiose Università di Ferrara e Napoli nel mese di luglio 2025 hanno ripreso i lavori, riportando alla luce reperti che raccontano storie incredibili. Sono stati ritrovati manufatti in selce, testimonianza di antiche lavorazioni, e persino monili di conchiglie provenienti dall’area del Danubio, prova tangibile di scambi e contatti che superavano distanze enormi.
Ma non è tutto: gli scavi hanno rivelato anche ossa di animali, prevalentemente cervi, che ci parlano delle abitudini di caccia dei nostri antenati. Sembra che questi cacciatori mesolitici si riparassero sotto un grande masso aggettante, dove stendevano pelli sostenute da pali per proteggersi dalle intemperie.
Negli anni passati i lavori di ricerca hanno portato alla luce non solo schegge di selce – spesso scarti della lavorazione di armi – ma anche particolari strutture che suggeriscono un’altra attività cruciale: lo sfruttamento della galena, un minerale da cui si estraeva il piombo. Non a caso, il sito di Pra Comun è a pochi passi dalle antiche miniere di Col Piombino.
È affascinante notare come il materiale rinvenuto a Pra Comun sia coevo a quello di Mondeval, il celebre sito dove fu scoperto il cacciatore preistorico sepolto sotto un riparo. Questo masso di Pra Comun è stato un punto di riferimento per millenni, utilizzato ripetutamente dal Mesolitico fino all’età medievale, prima da cacciatori e poi da pastori. Gli archeologi stanno ampliando le loro indagini per mappare ogni livello di occupazione, offrendo una visione completa dell’evoluzione umana in queste valli.
La campagna estiva di scavi, coordinata dall’archeologa Federica Fontana dell’Università di Ferrara, è solo una parte del lavoro. Gli archeologi passano poi lunghi mesi in laboratorio per l’esame approfondito dei reperti. Ma il loro impegno non finisce qui: la divulgazione scientifica è fondamentale! Le ricerche vengono pubblicate, condivise sui canali social e presentate in conferenze locali. Le visite guidate allo scavo attirano ogni anno un pubblico numeroso, tra residenti e turisti, desiderosi di scoprire di più e porre domande sulla valorizzazione e conservazione del territorio. Un’opportunità unica per curiosi e appassionati di toccare con mano la storia e scoprire come vivevano i nostri avi.
Questa preziosa attività di ricerca e divulgazione è resa possibile grazie al sostegno di enti e amministrazioni locali, inclusi il Comune e le Regole di San Vito di Cadore e il Comune di Selva. L’anno scorso, per la prima volta si è tenuta una conferenza a Cortina supportata da aziende private, e la campagna scavi 2024 è stata finanziata da privati, coordinati dall’ex Presidente delle Regole di San Vito.
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